Pubblicato da Andrea Ramoni ● 3 giugno 2020

Casi di Sottrazione Fraudolenta al Pagamento delle Imposte

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La questione è delicata, soprattutto in tempi di post Covid-19, durante i quali ben potrebbe accadere che la carenza di liquidità obblighi alla vendita dei propri beni. Nei casi che ora vedremo, tale circostanza può però integrare una fattispecie di reato, senza che a monte ve ne siano altri come presupposto. Ecco perché può riguardare persone del tutto inconsapevoli del rischio che corrono: la reclusione sino a sei anni.

Concedetemi però una doverosa premessa, che è figlia dell'obiettivo che intendo perseguire con questo contributo: sensibilizzare gli imprenditori su temi tanto importanti quanto poco esplorati (da chi fa impresa), non rinunciando però alla sintesi. Pur dovendo minimamente "entrate nel tecnico", per far luce sugli aspetti principali di una materia complessa, cercherò di semplificarla. L'articolo non ha pertanto alcuna pretesa di esaustività.

La norma penale

L'art.11 comma 1 D.Lgs. 74/2000 è molto chiaro: 

"è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva. Se l'ammontare delle imposte, sanzioni ed interessi è superiore ad euro duecentomila si applica la reclusione da un anno a sei anni." 

Una doppia graduazione della pena, dunque, che muta in relazione all'ammontare dei tributi (e accessori) che si tenta di non pagare:

  • oltre 50.000 euro (e fino a 199.999,99 euro), reclusione da 6 mesi a 4 anni;
  • oltre 200.000 euro, reclusione da 1 anno a 6 anni.

Solo ad una prima lettura, tuttavia, la norma sembra di facile interpretazione. 

Chi può incorrere nel reato

Il riferimento a "chiunque" potrebbe indurre in errore, facendo estendere oltremodo l'ambito oggettivo della sua applicazione. 

Vale pertanto la pena ricordare che la Guardia di Finanza, con la Circolare n.1/2018, alla pagina 178 del Vol.I, ha precisato che "il delitto in argomento può essere commesso solo dal contribuente (soggetto attivo) già qualificato come debitore d’imposta ai fini delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, nei confronti del quale possa essere avanzata dall’Erario una pretesa fiscale di importo superiore ad euro 50.000".

Attenzione però: vi deve essere necessariamente un quid pluris, costituito dall'elemento soggettivo del dolo specifico, ovvero dalla consapevolezza di frodare la legge, spogliandosi dei propri beni, preordinatamene all'obiettivo di non voler pagare le predette somme.  

Qual è il periodo "sospetto"

Il testo di legge fa esplicito riferimento a somme dovute a titolo di "imposte, sanzioni ed interessi". Situazione, questa, certamente tipica delle contestazioni avanzate con avvisi di accertamento e/o cartelle di pagamento che, come ben sappiamo, recano l'indicazione di tutte e tre le grandezze appena citate.

In presenza di un mero processo verbale di constatazione (il c.d. PVC, ovvero il documento che viene redatto alla fine di una verifica fiscale), è allora possibile disporre la vendita del proprio patrimonio senza incorrere nel rischio di essere chiamati a rispondere del reato in commento? Del resto, il PVC contiene al più la quantificazione delle sole imposte e non certo degli interessi e delle sanzioni.

E se la verifica fiscale non fosse nemmeno giunta al termine?

Ecco, facciamo attenzione, perché la Guardia di Finanza ha precisato che l'art.11 D.Lgs. 74/2000 in commento "non esige, quale presupposto del reato, la previa effettuazione di accessi, ispezioni o verifiche, o la preventiva notificazione all'autore della condotta delittuosa di inviti, richieste, atti di accertamento o iscrizioni a ruolo".

In altri termini, anche un atto di vendita dei propri beni, in assenza di qualsiasi tipo di attività di indagine e verifica, se preordinato a non pagare le imposte indicate nella dichiarazione dei redditi, può integrare la fattispecie di reato di cui all'art.11 D. Lgs. 74/2000. 

Quali sono le operazioni da evitare

La norma fa riferimento a due distinte tipologie di operazioni: 

  • l'alienazione simulata di beni;
  • altri atti fraudolenti, avente ad oggetto medesimi.

Occorrerebbero altri spazi per tracciare i caratteri dell'una e dell'altra. In questa sede, basti apprezzare quantomeno la differenza principale: nel primo caso, si tratta di operazioni simulate, che producono effetti giuridici differenti (o non ne producono affatto) rispetto a quelli palesati dalle parti. Nel secondo, si parla invece di atti del tutto efficaci sul piano giuridico, ma che siano connotati da un contenuto fraudolento (ad esempio: la vendita dell'immobile strumentale, che continua tuttavia ad essere utilizzato per l'attività di impresa, in forza di un contratto di comodato ad uso gratuito sottoscritto con il familiare acquirente).

Attenzione: è un reato di pericolo

Detta in termini molto pratici, ai fini della sussistenza del reato, è assolutamente irrilevante il fatto che l'Erario sia comunque riuscito a riscuotere le somme dovute

Facciamo un esempio.

Tizio ha un debito verso l'Agenzia delle Entrate di 80.000 euro. Per non pagarlo, cede il suo unico immobile e ne ricava 100.000 euro, che vengono successivamente prelevati in più soluzioni e occultati. L'Agenzia delle Entrate-Riscossione, tuttavia, riesce a soddisfare le pretesa dell'Erario, grazie ad un pignoramento di crediti che Tizio aveva verso Caio. Nonostante il debito di imposta sia stato interamente pagato, compresi interessi e sanzioni, il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte permane.

Ciò accade in quanto il bene giuridico tutelato non è il credito erariale, bensì la garanzia generica dei beni dell'obbligato al pagamento delle imposte. Anche in tal caso, la Guardia di Finanza ha confermato che si tratta di un reato di pericolo concreto, "rispetto al quale la condotta penalmente rilevante può essere costituita da qualsiasi atto astrattamente idoneo a pregiudicare la procedura esecutiva e la cui attitudine va verificata caso per caso, in base ad un giudizio di potenzialità lesiva da formularsi ex-ante".

Conclusioni pratiche

In definitiva, la questione deve essere affrontata con grano salis, valutando di volta in volta quali siano le operazioni lecite e quali no, non potendosi teorizzare una soluzione univoca al problema. La casistica è numerosa ed eterogenea.

Se da un lato occorre cautela nell'adottare atti dispositivi del patrimonio nel periodo "sospetto", dall'altro non v'è dubbio che non possa paralizzarsi l'autonomia negoziale di un contribuente, per quanto già destinatario di atti di contestazione da parte del Fisco.

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Categorie: sottrazione fraudolenta, atti simulati, reati tributari, atti fraudolenti, alienazione simulata di beni, Litigation

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