Pubblicato da Andrea Ramoni ● 19 giugno 2020

Cassette di Sicurezza: Attenzione agli Accessi (e agli Eccessi)

11-3

Tra le informazioni in possesso dell'Agenzia delle Entrate ve n'è una che, soltanto a prima vista, passa in sordina: il numero di volte che, annualmente, ci rechiamo in banca per accedere alla nostra cassetta di sicurezza. In realtà, come vedremo, da tale dato si possono trarre numerose e importanti conclusioni. 

Per comprendere le ragioni di quanto segue, occorre tornare per un attimo indietro al biennio 2010-2011, periodo in cui il legislatore dedicò particolari energie alla lotta all'evasione, riformando in maniera significativa il redditometro (DL 78/2010), del quale ho parlato nell'articolo "Redditometro vivo più che mai: pianifica le tue spese" e potenziando l'anagrafe tributaria (DL 201/2011), ovvero quell'enorme bacino di dati e informazioni che viene, per vie differenti, alimentato e messo a disposizione dell'Amministrazione finanziaria. 

L'Archivio dei rapporti finanziari

In tale contesto, un ruolo fondamentale viene svolto dall'Archivio dei rapporti finanziari, del quale parlo più approfonditamente nell'articolo "Agenzia Entrate: Rassegna di dati e Informazioni in suo possesso".

In questa sede, mi limito invece a ricordare il Provvedimento n.37561 del 25.03.2013 del Direttore dell'Agenzia delle Entrate, il quale prevede, per l'appunto, che tra i dati che gli istituti di credito devono comunicare vi sia il "numero totale degli accessi (ndr: alle cassette di sicurezza) effettuati nell’anno" dal contribuente correntista.

Peraltro, già il Provvedimento n.175033 del 06.12.2011, nelle tabelle allegate, prevedeva che l'obbligo di informazione riguardasse "tutti i dati del contratto di affitto della cassetta, compresi i verbali di discesa in cassetta nei formati previsti dal provvedimento in caso di richiesta di documentazione".

Attenzione, perché si tratta di una comunicazione automatica, che interessa tutti, senza che a monte vi sia una specifica richiesta in tal senso.

Quale utilizzo può farne l'Agenzia delle Entrate?

Sotto il profilo presuntivo, questa informazione vale moltissimo, in quanto:

  • può diventare concausa dell'avvio di una verifica fiscale;
  • a verifica o controllo già iniziati, magari per altre ragioni, può certamente aiutare a qualificare le presunzioni di evasione. 

Cosa intendo dire?

L'accertamento tributario, lo ricordo, fonda le proprie radici, nove volte su dieci, su prove presuntive. Il che si traduce, in estrema sintesi e salvo rare eccezioni (che tuttavia non riguardano la fattispecie), nella necessità che dette presunzioni siano qualificate, ovvero gravi, precise e concordanti, affinché assumano pregio giuridico.

Quindi, per fare un esempio di facile comprensione, un accertamento incentrato sull'esistenza di maggiori redditi ovvero sulla contestazione di cessioni di beni o prestazioni di servizi presuntivamente non fatturati, troverà - nell'elevato numero di accessi alla cassetta di sicurezza - un elemento utile a sostenere l'esistenza di contanti, frutto di operazioni "in nero", che nella cassetta di sicurezza trovano un "porto sicuro", dove essere depositati e prelevati senza lasciare traccia (almeno cosi erroneamente si pensa).

In realtà, in tal modo vengono formate le cosiddette liste selettive di controllo, previste dall'art. 11 comma 4 del DL 201/2011, ove si prevede che "le informazioni comunicate ai sensi dell'articolo 7, sesto comma, del predetto decreto e del comma 2 del presente articolo sono utilizzate dall'Agenzia delle entrate per le analisi del rischio di evasione".

Come comportarsi dunque?

Difficile e sbagliato generalizzare.

Tuttavia, buona norma vorrebbe che non vi debba essere un "eccesso di accessi" alla propria cassetta di sicurezza, limitandone dunque l'utilizzo soprattutto se si svolgono attività di impresa che, per stereotipo, incarnano il prototipo dell'evasore.

Non molto tempo fa, per continuare con gli esempi, mi sono imbattuto in accertamento a carico di un'impresa edile, alla quale veniva contestata la cessione di immobili e prezzi superiori a quelli dichiarati. Tra gli elementi portati a supporto della contestazione, v'era anche l'elevato numero (nella circostanza nove nello stesso anno) di accessi alla cassetta di sicurezza dell'amministratore delle Srl accertata.

Con un minimo di accortezza, dunque, almeno questo problema può essere evitato a monte.

***

Se hai ricevuto un PVC o un avviso di accertamento, se sei ancora nei termini per impugnarlo, se non sei persuaso della strategia difensiva sino a qui adottata oppure vuoi semplicemente conoscere il tuo grado di aggredibilità in caso in di verifica fiscale, contattami per un parere gratuito. Sarò lieto di aiutarti e difenderti!

 

 
scarica la guida per evitare contestazioni dal fisco 

Categorie: "Come difendersi da", archivio rapporti finanziari, controlli fiscali, indagini finanziarie, indagini bancarie, cassette di sicurezza, archivio dei rapporti finanziari, Tax

LASCIA UN COMMENTO