Pubblicato da Andrea Ramoni ● 19 giugno 2020

Indagini Bancarie: i Controlli dell'Agenzia delle Entrate

Copia di Copia di Blog Ramoni Barbisan (14)

Il controllo dei conti correnti, che piaccia o meno, rappresenta uno strumento molto utilizzato nelle verifiche dell'Agenzia delle Entrate. Motivo? Costa poco ed è molto efficace. Ecco perché.  

Nel corso degli anni, ho difeso numerosi imprenditori e professionisti negli accertamenti derivanti da indagini bancarie. Questo contributo vuole allora essere una piccola guida di riferimento per chi vuole starne lontano.

La norma di riferimento

Come sempre, inquadriamo prima la questione.

In questo caso, occorre leggere l'art.32 comma 1, n.2 DPR 600/1973, così come modificato dal DL 193/2016, il quale, al secondo periodo, prevede ora che "I dati ed elementi attinenti ai rapporti ed alle operazioni acquisiti e rilevati (...) sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli artt. 38, 39, 40 e 41 se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine; alle stesse condizioni sono altresì posti come ricavi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell'ambito dei predetti rapporti od operazioni per importi superiori a euro 1.000 giornalieri e, comunque, a euro 5.000 mensili".

In soldoni, a fronte delle richieste di chiarimenti sull'utilizzo del proprio denaro, occorre dare risposte esaustive, possibilmente suffragate da prove. 

Versamenti e prelevamenti

Per evitare equivoci e senza ripercorrere le ragioni che hanno portato all'attuale formulazione della norma, basti ricordare che:

  • per il versamenti, occorre sempre dimostrare la ragion d'essere, a prescindere dal fatto che il contribuente sia un imprenditore, un libero professionista o un privato;

  • per i prelevamenti, che siano però superiori alle soglie giornaliere e mensili sopra indicate, la prova contraria potrà essere richiesta ai soli soggetti che producono reddito di impresa.

Chi volesse, può approfondire la questione, troverà un utile compendio nella nota Sentenza della Corte Costituzionale n.228/2014.

Presunzione legale relativa e prova contraria

Qui non c'è scampo: senza prova contraria, prelevamenti e versamenti non giustificati diventano reddito.

Spesso mi si chiede perché ciò valga anche per i prelevamenti. La ragione è semplice (che poi possa essere condivisibile è un altro discorso): il denaro prelevato si assume come "merce di scambio" per acquistare fattori produttivi "in nero", utilizzati per produrre ricavi dello stesso colore.

Tuttavia, indicare il beneficiario del denaro prelevato in contanti, non solo è difficile in molti casi, ma si rivela insufficiente, poiché in sede di verifica viene pretesa, ancorché la norma non lo preveda, la prova e la motivazione della dazione di denaro al beneficiario indicato.

Quanto ai versamenti, il vero problema è che l'Agenzia delle Entrate, da sempre, chiede una prova contraria "empirica" pressoché impossibile da fornire (si parla, infatti, di prova "diabolica"). In altri termini, a fronte di ogni versamento, chiede:

  • che ne sia dimostrata l'estraneità rispetto all'attività svolta (o meglio, l'irrilevanza dal punto di vista reddituale) oppure

  • che venga esibita la fattura a cui si riferisce un il versamento.

Il problema è che dietro ogni versamento di contanti ben potrebbero esserci più fatture o, più generale, più documenti probatori. 

Immaginate, ad esempio, cosa voglia dire un approccio di questo tipo per un soggetto che emette corrispettivi, in luogo della fattura, ovvero per chiunque, a fronte di più fatture incassate per contanti (esempio: un fisioterapista, un medico, etc) si rechi in banca una volta a settimana per effettuare un unico versamento cumulativo: significa avviso di accertamento garantito. Mai vi potrà essere corrispondenza tra il documento fiscalmente rilevante e il versamento contestato.

Problemi e soluzioni pratiche 

Inizio col dirvi che esiste giurisprudenza che stigmatizza questo approccio dell'Agenzia delle Entrate ed ammette anche la cosiddetta prova contraria "per masse", ovvero presuntiva (ne parlo nell'articolo "Indagini finanziarie: cosa dice la Cassazione". 

Senza dover però arrivare alla fase patologica del giudice, esistono almeno un paio accorgimenti che consentono di limitare il rischio di contestazione:

  • l'utilizzo di conti correnti dedicati all'attività di impresa o professionale, da tenersi distinti da quelli privati: non è un obbligo di legge, ma consente di trasferire somme dai primi ai secondi, a mezzo bonifico bancario, per le esigenze personali. Su questi ultimi, di norma non vengono chieste informazioni sui prelevamenti (per i versamenti, invece, nulla cambia); 

  • l'adozione di un impianto di contabilità ordinaria, in luogo di quella semplificata: scelta spesso messa da parte in quanto più onerosa, ma con l'indubbio vantaggio di neutralizzare la presunzione legale, stante il fatto che versamenti e prelevamenti "risulterebbero dalla scritture contabili". 

Ci si dimentica spesso, peraltro, che la contabilità semplificata rappresenta una facilitazione meramente fiscale, poiché l'art.2217 Codice Civile obbliga l'imprenditore a redigere l'inventario annuale delle attività e delle passività (nelle liti tra soci delle società in accomandita semplice, normalmente, il socio accomandante contesta l'inadempimento al socio accomandatario, che amministra). 

Per concludere

Ho utilizzato il termine "indagini bancarie" per limitarmi ai problemi del conto corrente.

In realtà, ormai da molti anni la definizione è mutata in "indagini finanziarie" a dimostrazione della capillarità raggiunta dai controlli dell'Agenzia delle Entrate, estesi a tutti i rapporti assicurativi e finanziari intrattenuti dal contribuente, chiunque esso sia. Tralasciando il delicato tema delle cassette di sicurezza, di cui parlo nell'articolo "Cassette di sicurezza: attenzione agli accessi (e agli eccessi)" e dei quello conti correnti di terzi, come quello dell'amministratore, quanto il soggetto verificato è la società.

***

Se hai ricevuto un PVC o un avviso di accertamento, se sei ancora nei termini per impugnarlo, se non sei persuaso della strategia difensiva sino a qui adottata oppure vuoi semplicemente conoscere il tuo grado di aggredibilità in caso in di verifica fiscale, contattami per un parere gratuito. Sarò lieto di aiutarti e difenderti!

 
scarica la guida per evitare contestazioni dal fisco 

Categorie: "Come difendersi da", controlli fiscali, indagini finanziarie, indagini bancarie, Litigation

LASCIA UN COMMENTO