Pubblicato da Andrea Ramoni ● 19 giugno 2020

Indagini Finanziarie: cosa dice la Cassazione

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Le indagini finanziarie continuano a rivelarsi uno strumento di indagine particolarmente efficace per l'emersione di base imponibile sottratta al Fisco. Tuttavia, in non pochi casi, la presunzione sulla quale si poggia la pretesa fiscale, porta a contestazioni tanto infondate, quanto difficili da opporre. Conoscere l'orientamento della Corte di Cassazione risulta, dunque, determinante per una buona difesa.

In questo contributo, non parlerò delle caratteristiche degli accertamenti generati dalle indagini sui conti correnti bancari, descritte nell'articolo "Indagini bancarie: i controlli dell'Agenzia delle Entrate", ma mi limiterò a fornire una breve rassegna di sentenze interessanti, privilegiando quelle più recenti, per fornire utili spunti alla loro impugnazione.

Prima, però, ci tengo a ricordare una cosa: gli accertamenti bancari non esistono. Ciò che esiste non è che uno strumento di indagine (ovvero l'accesso ai dati bancari, ai sensi dell'art.32 DPR 600/1973) all'esito della quale potranno essere emessi accertamenti  analitico-induttivi o induttivi puri, rispettivamente ex art.39 co.1 lett. c) e comma 2 DPR 600/1973. Precisazione fondamentale, per poter inquadrare da subito la difesa.

Cass. Sent. 1118/2013 

Prova contraria per presunzione

Torno un po' indietro nel tempo per ricordare una sentenza con la quale a Suprema Corte, nel rinviare al Giudice di secondo la grado la controversia, ha affermato il seguente principio di diritto: "in forza della presunzione legale di cui all'art. 32 del D.P.R. n. 600/73, sia i prelevamenti che i versamenti operati su conti correnti bancari vanno imputati a ricavi conseguiti dal contribuente nella propria attività d'impresa, a meno che quest'ultimo non dimostri di averne tenuto conto nella determinazione della base imponibile, ovvero che le movimentazioni in parola siano del tutto estranee alla produzione del reddito; la prova contraria, che il contribuente può fornire anche mediante presunzioni semplici, deve essere, tuttavia, attentamente valutata dal giudice, che è tenuto a individuare analiticamente i fatti documentalmente comprovati dal contribuente, ovvero i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, in caso di prova presuntiva, correlando ogni elemento probatorio fornito dal medesimo ai movimenti bancari contestati, per verificare, attraverso i riscontri possibili (date, importi, tipo di attività, soggetti coinvolti), se ed eventualmente a quali operazioni la documentazione fornita dal contribuente si riferisca, così da escludere dal calcolo dell'imponibile soltanto quanto risultante da singoli, specifici, movimenti bancari, senza ricorrere, pertanto, ad affermazioni apodittiche, generiche, sommarie o cumulative". 

In senso conforme si è poi espressa la Cass. 1285/2015, stigmatizzando - ancorché indirettamente - il modus operandi dell'Agenzia delle Entrate che, per ogni movimento bancario, richiede normalmente una prova documentale empirica.

Cass. Sent. 18.12.2019, n.33596

Intestazione fittizia del conto corrente

Appartiene al filone delle sentenze che pone a carico dell'Agenzia delle Entrate l'onere di provare che il conto corrente, sul quale sono versate le somme contestate, è solo formalmente intestato a terzi (in questo caso, ai soci della società verificata) ovvero è riferibile al contribuente verificato: "Solo se vi è la dimostrazione della concreta riferibilità delle movimentazioni bancarie alle operazioni societarie trova applicazione l'art. 32, comma 1, n. 2 e 7, DPR n. 600 del 1973, che, attribuendo all'ufficio delle imposte il potere di procedere a accertamenti bancari, prevede espressamente una presunzione legale a carico del contribuente, ciò che comporta una vera e propria inversione dell'onere della prova in forza della quale egli è tenuto a giustificare i vari movimenti bancari e dimostrare che gli stessi sono estranei al reddito non essendo a lui di fatto riferibili, senza che rilevi, in senso contrario, la regolarità formale della documentazione aziendale (Cass. 7.2.2008 n. 2843). Il giudice di appello, dunque, consentendo l'utilizzazione a fini probatori delle movimentazioni dei conti correnti dei soci, per accertare maggiori redditi societari, senza valutare la sussistenza di elementi indiziari che facessero emergere la riferibilità alla società dei conti dei soci, è incorsa in violazione di legge ed ha omesso di esaminare tale fatto decisivo".

La pronuncia è molto interessante poiché ripercorre, nella parte narrativa, l'evoluzione della giurisprudenza, favorevole e sfavorevole al contribuente, in punto di conti correnti intestati al coniuge dell'imprenditore o professionista nonché ai soci e all'amministratore della società che ha subito il controllo.

Cass. Sent. 25.09.2019, n.2859

Intestazione fittizia del conto corrente

Pronuncia interessante perché distingue la situazione dei denari versati sul conto corrente del socio o dell'amministratore, quando il soggetto accertato è la società (in questo caso, opera la presunzione ex art.32 DPR 600/1973), da quella dei versamenti sul conto corrente della società, quando la contestazione di maggiori redditi è indirizzata al medesimo. Afferma, infatti, la Corte di Cassazione: "Il giudice d'appello, invece, ha errato nell'affermare che fossero riferibili al contribuente le operazioni sui conti correnti intestati alle società di capitali dal medesimo partecipate (in particolare alla Consonni International Srl); in tale caso, invero, non opera alcun meccanismo presuntivo; è infatti consentito inferire che siano riferibili alla società verificata le operazioni sui conti correnti intestati all'amministrazione o al socio, ma non anche che siano riferibili a questi soggetti le movimentazioni sui conti correnti intestati alla società".

Cass. Sent. 27.05.2020 n.9903

Valenza probatoria della dichiarazione di terzi

In tale occasione, pur ribadendone il valore meramente indiziario, la Suprema Corte ha valorizzato la rilevanza delle dichiarazione di terzi, introdotte nel processo tributario, affermando che "la Commissione regionale non si è attenuta ai suddetti principi, poiché non ha proceduto ad una disamina della dichiarazione giurata, avente valore meramente indiziario, e non ha valutato se essa trovasse riscontro nella ulteriore documentazione prodotta dalla contribuente sia in risposta al questionario sia nel giudizio di merito".

Sperando che questa breve rassegna vi sia stata utile, ricordo che, per quanto ormai datata, la CM 32/E/2006 resta il documento di prassi di riferimento per destreggiarsi al meglio con la difesa da indagini finanziarie.

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Categorie: "Come difendersi da", indagini finanziarie, indagini bancarie, accertamento induttivo, Litigation

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